LA CHIAMATA ALLE ARMI
LA CHIAMATA ALLE ARMI
La risposta alla chiamata alle armi è generalmente positiva in tutti i paesi. Non solo nella militarista Germania, o in Francia dove è in gioco l’indipendenza della nazione, ma anche in Gran Bretagna e nei dominion. Animati dalla propaganda, volontari si fanno avanti tra i gruppi etnici dell’Austria-Ungheria, dal Canada, dall’Australia, dall’India, e ancora dal Senegal e dal Marocco. Senso del dovere e di lealtà verso la patria sono le motivazioni più forti, cui si mescolano l’attrattiva esercitata dalla prospettiva di una paga fissa e il puro spirito di avventura.
In Gran Bretagna, dove gli appelli all’arruolamento volontario fanno presa soprattutto negli strati medio-alti della società, un aspetto caratteristico del fenomeno sono i cosiddetti battaglioni “Pals” (di amici); si tratta di reparti costituiti da uomini provenienti dallo stesso paese, o comunque con esperienze comuni, che si arruolano insieme, come compagni di lavoro (e fra questi anche operai) e di associazione, o come ex allievi dei college più prestigiosi.
Comunque, allo scoppio del conflitto, nessuno è in grado di provvedere l’entità del tributo, in termini di risorse umane e industriali, che la guerra esigerà da tutti i paesi belligeranti. La “grande illusione” nella quale convergono le aspirazioni di tutti i contendenti nell’agosto 1914 è che la guerra sarà breve: i soldati ritorneranno alle loro case prima di Natale.
Nei campi contrapposti è una stessa sorta di ebbrezza collettiva ad accompagnare le partenze dei treni carichi di soldati diretti al fronte. Alimentati da manifestazioni di entusiasmo, raduni di folle nelle piazze e nelle stazioni, sventolio di bandiere, addii e abbracci, nascono sentimenti di cameratismo e fraternità destinati a cementare una generazione che si sente protagonista di un eccezionale evento storico.