LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE
LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE
All’inizio del XX secolo la Russia, approfittando del crollo cinese, si espande verso la Manciuria, dove arriva un troncone della ferrovia transiberiana e dove Port Arthur rappresenta uno sbocco sul Pacifico sempre libero dai ghiacci.
Il conflitto latente tra Russia e Giappone per il controllo delle regioni cinesi settentrionali si acuisce progressivamente fino a quando, nel 1904, il Giappone, forte dell’appoggio inglese, non decide di attaccare a sorpresa, con una moderna flotta da guerra, le navi russe a Port Arthur.
Lo scontro con la Russia è il punto di arrivo del processo di modernizzazione che ha coinvolto il Giappone dal 1870, dopo la restaurazione del potere imperiale e l’eliminazione degli shogun, i signori della guerra. Nel 1889 l’imperatore Mutsuhito ha concesso una costituzione sul modello tedesco, che tuttavia limita i diritti civili all’uno per cento della popolazione. Nel segno di una modernizzazione occidentalizzante e autoritaria, il bilancio dello Stato è impiegato quasi per la metà nel potenziamento dell’esercito, messo alla prova con l’invasione della Corea (1896) e nella successiva guerra con la Russia.
Nel corso del conflitto il lungo assedio di Port Arthur, la cruenta battaglia terrestre di Mukden, l’annientamento della flotta russa del Baltico e Tsushima sono altrettanti trionfi delle forze militari giapponesi, che scuotono l’opinione pubblica europea. Con la pace di Portsmouth del 5 settembre 1905, negoziata con la mediazione del presidente americano Roosevelt, la Russia riconosce gli interessi giapponesi in Corea, cede al Giappone metà dell’isola di Sachalin, la penisola di Liaotung e la parte meridionale della ferrovia manciuriana.
La fine della guerra fa emergere le debolezze dell’Impero zarista, apre la strada all’espansione del Giappone e sancisce il suo ingresso nel novero delle grandi potenze mondiali.