I DUE BLOCCHI A CONFRONTO
I DUE BLOCCHI A CONFRONTO
La violazione della neutralità del Belgio, riconosciuta fin dalla prima metà dell’Ottocento da tutte le potenze europee, provoca l’intervento nel conflitto della Gran Bretagna. Mentre le operazioni militari prendono il via, i due blocchi coinvolgono sempre nuovi alleati nell’avventura bellica: il 23 agosto il Giappone, motivato dalla competizione commerciale tedesca in Cina, dichiara guerra alla Germania; il primo novembre è la volta della Turchia, che si schiera a fianco degli Imperi centrali. L’Italia, per il momento, sceglie la strada della neutralità.
Lo scontro tra Austria-Ungheria e Serbia, innescato dall’attentato di Sarajevo, si è fatto in pochi giorni prima europeo, quindi, per la prima volta nella storia, mondiale. Se la prima caratteristica che si evidenzia nella guerra del 1914, rispetto agli eventi bellici del passato, è dunque l’impossibilità di isolare il conflitto e di evitare la propagazione generale, la seconda è l’entrata in campo di potenze che vivono gli effetti dell’incremento demografico e della rivoluzione industriale. Gli Stati del resto si preparano già da tempo all’eventualità di una guerra europea, ed ecco che è giunto il momento in cui lo stato degli armamenti, la loro quantità e qualità, diviene la principale preoccupazione dei governi.
Sotto questo aspetto, i vari eserciti presentano forze alquanto diseguali. È quasi un secolo che la Germania guarda alla guerra e alla sua strategia come a una scienza che deve essere coltivata da professionisti, piuttosto che un’occupazione per gli aristocratici. Fra il 1858 e il 1888, l’organizzazione dello stato maggiore prussiano sotto il comando di Helmuth von Moltke ha rappresentato un passo fondamentale sul piano dell’incremento dell’efficienza dell’apparato bellico nazionale. E alla tradizione militarista prussiana si impronta in larga misura la struttura sociale stessa dell’Impero che, disponendo di un alto numero di uomini atti al servizio, può permettersi di selezionare i migliori e prepararli con un lungo addestramento militare.
Nel 1914 lo stato maggiore tedesco, ora sotto il comando del nipote di von Moltke, può contare su mezzi logistici superiori, sul più radicato spirito di corpo e su una elevata potenza numerica dell’esercito (fin dai primi giorni la Germania può mettere in campo circa 5 milioni di uomini), frutto della vigorosa crescita demografica del paese negli ultimi decenni e dell’efficace organizzazione della coscrizione obbligatoria. L’alleata Austria-Ungheria ha a disposizione forze decisamente inferiori.
Nel campo dell’Intesa, Francia, Gran Bretagna e, poi, Stati Uniti, al pari della Germania hanno raggiunto un alto livello di evoluzione tecnica e produttiva e dispongono pertanto di apparati bellici moderni.
I paesi dell’Intesa devono tuttavia fare i conti con alcuni problemi. La Francia, che nei primi mesi si trova a sostenere praticamente quasi da sola l’intero peso della guerra, appare certamente penalizzata rispetto al nemico della minore disponibilità di risorse umane ma, con uno sforzo estremo, considerata l’entità della popolazione, arriva a schierare un esercito di circa 4 milioni di unità. La Gran Bretagna, con la Grand Fleet, detiene la superiorità sul mare ma, per quanto riguarda il fronte di terra, fino al 1916 non prevede neppure la coscrizione obbligatoria e il suo contributo iniziale si limita all’invio sul continente di un contingente di circa 100.000 soldati (British Expeditionary Force, BEF). Infine, il potenziale della Russia, che date le dimensioni del suo dominio dispone di un’immensa riserva di uomini, è ridotto dal cattivo equipaggiamento e dalla lentezza nella mobilitazione delle truppe.