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UNA CONSAPEVOLEZZA MANCATA

UNA CONSAPEVOLEZZA MANCATA

Durante gli anni di belligeranza, e soprattutto dopo la sconfitta degli Imperi centrali, i vincitori faranno di tutto per addossare alla sola Germania, con il suo militarismo e la sua inarrestabile Weltpolitik, la responsabilità di aver scatenato la guerra. Oggi, superata l’interpretazione essenzialmente politica di uno Stato “aggressore”, si riconosce come i germi del conflitto siano maturati nel corso degli ultimi pur pacifici decenni del XIX secolo e nei primi anni del Novecento e come le cause reali e profonde siano ben più complesse e debbano essere ricercate in una serie di elementi diversi, tanto economici quanto politici, che interagiscono tra di loro.

Tra il 1908 e il 1914 l’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Impero austro-ungarico, le due guerre balcaniche per la spartizione dell’eredità ottomana, la concorrenza navale anglo-tedesca, la seconda crisi marocchina tra Francia e Germania sono tutti elementi di attrito internazionale che pongono le premesse del successivo conflitto. Nessuno dei singoli contrasti è in sé così grave da non poter essere composto attraverso conferenze e trattati, come tante volte è accaduto nell’Ottocento quando, dopo l’esperienza devastante delle guerre napoleoniche, la politica degli Stati si è volta al mantenimento dell’equilibrio. Ma se nell’Europa del Novecento ciascuno teme l’affermazione dei paesi confinanti, nessuno ha più paura della guerra. Tutti sono pronti a gettarsi nella contesa, troppo a lungo rimandata, per il potere mondiale.

Nei discorsi degli statisti si percepisce infatti una sorta di disponibilità culturale alla guerra, a cui sul piano ideologico offre legittimazione l’applicazione ai rapporti internazionali della teoria darwiniana della selezione naturale (“darwinismo sociale”). Gli industriali, per i quali la guerra rappresenta un’occasione di profitto; i ceti dirigenti, che vi vedono un antidoto alla lotta di classe; i vertici militari e i partiti politici: troppe sono le componenti delle società europee che pensano di poter sfruttare lo scontro a proprio vantaggio.

Ma alla base c’è anche una quasi totale inconsapevolezza delle conseguenze connesse ai mutamenti tecnologici e sociali in atto. Non soltanto infatti la guerra è più distruttiva che un tempo, ma a causa del rafforzamento delle capacità difensive contro il potenziale offensivo è in concreto molto difficile ottenere una soluzione militare sul campo di battaglia, almeno in tempi rapidi.

È una tragica illusione quella che nel luglio del 1914 riecheggia nei palazzi governativi e nelle piazze d’Europa: questa guerra che nessuno ha voluto evitare sarà breve, poche settimane o al massimo qualche mese, e soprattutto sarà l’ultima.

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