L’ARTE DI INSEGNARE – NOI E GLI ALUNNI – IL RAPPORTO INSEGNANTE-ALUNNO
ISABELLA MILANI – L’ARTE DI INSEGNARE
CONSIGLI PRATICI PER GLI INSEGNANTI DI OGGI
NOI E GLI ALUNNI
Il rapporto insegnante-alunno
Il rapporto insegnante-alunno non è basato sul passaggio a senso unico dell’alto al basso; non si travasa: si offre e si chiede, si porge e si riceve.
Dopo aver stabilito un rapporto con il gruppo classe, dovete cercare di stabilire un rapporto con ogni alunno. Ve lo dico già: non ci riuscirete. Non con tutti: sono troppi, non c’è tempo, non ci sono occasioni in cui potete stare soli con un alunno per conoscerlo meglio. Ma dovete tentare di farlo. Soprattutto con i bambini e i ragazzi più difficili, più bisognosi del vostro aiuto.
Ogni volta che entrate in classe, anche soltanto per parlare con un collega, salutateli. Sono persone, non mobili e suppellettili. Date un’occhiata in giro – da destra a sinistra e viceversa – indugiando un po’ sul viso di qualche alunno. Mostrerete loro che vi interessano. Dite qualcosa a qualche alunno, come per esempio ‹‹Ti sei tagliato i capelli?››, se vi sembra che lo abbia fatto. Basta che vedano che vi interessate. Se vi sembra che ci sia un’alunna che ha uno sguardo diverso dal solito, informatevi se sta bene (‹‹Come stai, Verdi? Hai bisogno di qualcosa?››).
Se li osserverete cercando di guardare al di là di quello che si vede a uno sguardo superficiale, vi accorgerete di tante cose: uno è molto raffreddato, un altro si è tagliato i capelli, un altro ancora guarda fuori dalla finestra, uno ha sonno, uno è pallido. Mostrate a tutti che vi accorgete che esistono come persone, prima che come alunni: ‹‹Martini, sei ben raffreddato oggi! Se non ce la fai a stare a Scuola, vai a casa e mettiti a letto››; ‹‹Che cos’hai, Pieri? Ti senti male?››. Se non sono cose gravi, potete anche scherzarci un po’ su. Qualunque sia la loro età.
Se venite a conoscenza del fatto che un alunno ha un problema personale, chiamatelo da parte e ditegli qualcosa come:
‹‹Sono un po’ preoccupata (o preoccupato), perché sembri pensieroso… Va tutto bene? È solo un’impressione, o c’è qualcosa che non va?›› Poi, senza attendere la risposta, aggiungete:
‹‹Non voglio essere indiscreta. Sappi solo che, se hai bisogno di aiuto, io sono qui e puoi tranquillamente chiedermelo. Se posso fare qualcosa, ricorda che io sono la tua insegnante, puoi rivolgerti a me››. Siate espliciti: ‹‹Mi interessa quello che ti capita, ricordatelo››.
Scherzate un po’ con loro. Bisogna essere capaci, è ovvio. Ci sono persone che non sanno scherzare neppure nella vita quotidiana. Figuriamoci in classe, dove c’è la pausa di apparire ridicoli. Ma, se ci riuscite, la capacità di scherzare dell’insegnante è molto apprezzata: ‹‹Lombardi, sono venuti proprio bene, i capelli! Te li sei tagliati da solo?››; ‹‹Ugolini, quando sei stufo di quello che stai guardando fuori dalla finestra, dimmelo che ti faccio cambiare paesaggio››; ‹‹Shhhhh! Ragazzi, stiamo zitti che altrimenti Rossi si sveglia>>; <<O Dini, ma come mai sei così pallido? Siamo già ad Halloween?››.
Dovete scherzare in modo rispettoso, sorridendo con aria d’intesa, e vi accorgerete se siete riusciti a creare una certa corrente di simpatia, osservando l’espressione dell’interessato: se sorride con voi, siete sulla buona strada. Se non sorride, avere sbagliato tono ed è meglio che cerchiate di riparare in qualche modo.
Non si aspettano, da un insegnante, che segua i comici che vanno per la maggiore fra i ragazzi. Stupiteli. Guardateli anche voi e cercatene uno che vi piaccia. Usate il tormentone del programma del momento per richiamarli quando sono distratti o come battuta, quando non sapete come rispondere a un loro intervento.
Non parlate sempre come parla un insegnante molto professionale. Scherzate un po’, via! Divertitevi anche voi! Naturalmente, dovete trovare il momento opportuno. E dovete permettere anche qualche piccola battuta da parte loro: se siete andati voi dal parrucchiere, o se avete un giubbotto nuovo, può darsi che uno di loro vi dica: ‹‹Come sta bene, professoressa›› o ‹‹Bel giubbotto nuovo, professore!››, tanto per prendervi un po’ in giro (come avete voi con loro); voi dovete rispondere qualcosa di scherzoso, come: ‹‹Ci credo! Mi ha aggiustato e restaurato per otto ore››; ‹‹Ti piace? È di pelle di alunno››. A voi la fantasia. Se la frase scherzosa passa I limiti, dovete dirlo: ‹‹Eh, no! So che non volevi offendere, ma scherzare è un’arte e questa volta non ti è riuscito. Questa battuta si è spinta troppo oltre››. E spiegate perché. Devono imparare anche a fare battute senza offendere.