L’ARTE DI INSEGNARE – NOI E GLI ALUNNI – GLI ALUNNI SVANTAGGIATI
ISABELLA MILANI – L’ARTE DI INSEGNARE
CONSIGLI PRATICI PER GLI INSEGNANTI DI OGGI
NOI E GLI ALUNNI
Gli alunni svantaggiati
Gli alunni sono tutti diversi e tutti, in un modo o nell’altro, hanno qualche problema. Alcuni, però, ne hanno davvero molti. ‹‹Handicap›› significa ‹‹condizione sfavorevole, svantaggio››. Voglio chiamare qui ‹‹portatori di svantaggio›› tutti i bambini e i ragazzi che sono in qualche modo svantaggiati: sono figli di genitori che non possono seguirli; sono stranieri e non sanno l’italiano; hanno una menomazione fisica; hanno dei ritardi psicofisici; sono molto poveri; sono diabetici; sono obesi; sono figli di genitori depressi, o alcolisti, o tossicodipendenti, o ricchi e assenti; sono figli di genitori disonesti o violenti; hanno subìto dei traumi, o sono depressi come i genitori, o hanno attacchi di panico, per esempio.
Il numero dei ‹‹portatori di svantaggio››, in Italia come nel mondo, è decisamente molto superiore a quello dei ragazzi che hanno una vita cosiddetta ‹‹tranquilla››, ‹‹normale››. E allora che cosa si deve fare? Che cosa deve fare la società degli adulti di tutti questi portatori di svantaggio? Li ignora? Li isola? Li segue e li aiuta? Si dedica solo ai pochi alunni bravi?
C’è qualcuno che dice: i bravi avanti e i non bravi a casa. Non fatelo, soprattutto se insegnate nella Scuola dell’obbligo. Riflettete sul fatto che per i ‹‹portatori di svantaggio››, per chi ha ‹‹bisogni educativi speciali››, ma non riconosciuti ufficialmente, non c’è praticamente alcun sostegno. Nessun sostegno per i ragazzi che non conoscono la lingua, che hanno difficoltà di socializzazione, di apprendimento, che non sanno superare traumi affettivi, che hanno svantaggi socioculturali, se queste gravi condizioni non vengono riconosciute e certificate.
E allora ecco che, non solo si ignorano i problemi dei ragazzi svantaggiati, ma purtroppo, a volte, si <<mettono>> più alunni disabili, con patologie o problemi diversi, con un solo insegnante. Così, non riesce a studiare né chi ha abilità ‹‹normali›› o buone, né chi ha abilità ‹‹diverse››, né chi ha abilità scarse. Le difficoltà che sorgono in una classe nella quale vengono inseriti ragazzi con problemi particolari, e di diverso tipo, porta gli insegnanti a trascurare gli alunni disabili. Non per cattiva volontà, ma perché è impossibile fare lezione contemporaneamente ad alunni normodotati, ad alunni svantaggiati e ad alunni con ‹‹abilità diverse››.
Nella Scuola dell’obbligo, soprattutto, capitano alunni con ritardi cognitivi, con turbe affettivo-relazionali, non vedenti, non udenti, iperattivi, psicotici, affetti da autismo, da dislessia ecc.: non possono seguire tutti lo stesso programma. Spesso non riusciamo a fare tutto quello che vorremmo.
I problemi e la frustrazione, per un insegnante che lavora con coscienza, sono grandi. Del resto, insegnanti non si nasce, si diventa. E aggiungerei ‹‹a forza di errori››. Non dovete sentirvi in colpa se incontrate delle difficoltà e non riuscite a superarle subito. Capita a tutti, e dobbiamo accettarlo.
Dobbiamo però anche aggiornarci continuamente. Leggere libri o articoli sui ritardi cognitivi, sulle turbe affettivo-relazionali, sui problemi degli ipovedenti, degli ipoudenti, sull’iperattività, sulle psicosi, sull’autismo, sulla dislessia.
Leggere libri, studiare è essenziale, ma anche l’esperienza è molto importante. Incontrerete ogni anno nuovi ragazzi, affronterete problemi e li risolverete. Ma non sempre andrà bene. A volte le condizioni sono talmente difficili che non basta la buona volontà, e neppure la preparazione. Dovete studiare ogni caso difficile che vi si presenta e, con cautela, fare dei tentativi, osservare i risultati e poi prendere delle decisioni. Un caso simile vi si presenterà una seconda volta, e poi una terza. E voi, usando l’esperienza dei casi precedenti, potrete fare sempre meglio.