ProfMassimoGallo

Massimo Gallo

Prof
Massimo Gallo

Massimo Gallo

Prof
Massimo Gallo

|

L’ARTE DI INSEGNARE – NOI E GLI ALUNNI – GLI ALUNNI SONO TUTTI DIVERSI

ISABELLA MILANI – L’ARTE DI INSEGNARE
CONSIGLI PRATICI PER GLI INSEGNANTI DI OGGI
NOI E GLI ALUNNI
Gli alunni sono tutti diversi

Le classi sono tutte diverse, sia che si tratti di Scuola primaria, o secondaria di I grado o secondaria di II grado. Cambiano i modi, ma il concetto è lo stesso: in ogni ordine di Scuola bisogna coinvolgere e interessare gli alunni in modi diversi:

  • con i bambini si può ricorrere al gioco, alle attività pratiche, a lezioni più‹‹teatrali››;
  • con gli adolescenti bisogna stupirli, farli riflettere insieme con voi, e coinvolgerli in attività;
  • con i ragazzi della scuola secondaria di II grado bisogna essere interessanti, seguire la strada del ragionamento, permettere loro di sentirsi utili, rendere espliciti i motivi per cui si chiede loro di studiare ogni argomento.

Tutte le classi sono diverse e bisogna prima di tutto saper gestire la classe nel suo insieme. Ma poi è importante considerare in altro concetto: tutti gli alunni sono diversi e un atteggiamento che va benissimo per un alunno è sbagliato per un altro. Ecco la difficoltà: parlare per la classe nel suo insieme e, contemporaneamente, per i singoli alunni, che sono tutti diversi e dovrebbero essere affrontati con strategie individualizzate.

Come si fa? Direi che praticamente impossibile. Bisognerebbe che le classi fossero composte da dieci alunni e invece sono sempre più numerose. Accontentatevi di non fare gli errori più grossi. Se ci riuscite siete già bravi.

Le classi devono essere formate seguendo i criteri di equità ed eterogeneità: non si possono – come qualcuno vorrebbe – riunire tutti i ragazzi ‹‹migliori›› (che dal punto di vista scolastico significa alunni intelligenti, capaci di attenzione, che sanno seguire la lezione e intervenire al momento opportuno, che hanno capacità di rielaborazione, disponibilità a uno studio serio e costante a casa), perché in questo modo gli alunni ‹‹bravi›› non potrebbero influenzare positivamente quelli che hanno maggiori difficoltà. E, per lo stesso motivo, non si possono mettere in una stessa classe (come genitori e perfino insegnanti vorrebbero come ovvia soluzione), tutti i ragazzi ‹‹peggiori›› (che hanno difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali, poca o nessuna disponibilità a stare attenti in classe e studiare a casa). I miglioramenti sarebbero scarsissimi. Nelle classi eterogenee gli alunni imparano a collaborare; in quelle omogenee (tutti alunni bravi o tutti alunni difficili) non si risolve nulla.

Le classi dovrebbero essere il più possibile differenziate al loro interno e omogenee tra di loro, nel senso che tutte devono includere studenti di diverso livello dal punto di vista dell’apprendimento o dell’estrazione socioculturale. Solo se il gruppo è differenziato si può creare una specie di ‹‹simulazione di società››, dove ognuno possa accrescere le sue capacità, anche grazie all’aiuto che gli studenti si danno fra di loro, grazie a ciò che gli alunni ‹‹bravi›› possono imparare dal vivere insieme ai ragazzi ‹‹difficili››, e grazie alla ricchezza di esperienze di vita, anche nell’ambito ristretto di una classe. Se una scuola forma una classe con alunni solo stranieri o solo italiani, per esempio, presenta loro un modello di società non rispondente alla realtà.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Open chat
Salve👋
Come posso essere utile?