L’ARTE DI INSEGNARE – ISTRUZIONI PER L’USO DI QUESTI ARTICOLI
In questi articoli uso spesso, di proposito, un linguaggio molto aderente al parlato colloquiale. La punteggiatura che scelgo è tesa a rendere il discorso immediatamente comprensibile, cosa che non sempre si ottiene quando ci sono molte frasi secondarie. Ripeto una parola tutte le volte che serve, senza preoccuparmi di cercare eventuali sinonimi, perché, se si sta riflettendo su un concetto, come per esempio quello di ‹‹rispetto››, credo che sia utile chiamarlo, sempre e semplicemente, ‹‹rispetto››. E ripropongo ogni concetto importante tutte le volte che serve a richiamarlo in situazioni diverse.
Scelgo di usare anche termini d’uso colloquiale come ‹‹Elementari››, ‹‹Medie›› e ‹‹Superiori››; e anche ‹‹preside›› e ‹‹bidello››: sono più snelli e perciò li preferisco.
Il linguaggio che utilizzo non è tecnico, perché mi rivolgo a insegnanti che, come me, vogliono fatti e non parole. Ho cercato di scrivere come parlo, perché, quando parlo, in classe, uso un linguaggio di questo tipo, fatto di frasi brevi che diano a tutti il tempo di pensare a quello che stanno ascoltando. Le persone più interessanti che conosco, del resto, parlano e scrivono in modo chiarissimo, usando parole semplici. La complessità del discorso, se c’è, è nel concetto, non nelle parole.
Uso molto spesso, negli articoli, l’imperativo, che è il modo tipico delle ricette, perché questi articoli, in fondo, sono come tante ricette: chi legge le ricette di solito vuole degli spunti per imparare a cucinare nuovi sapori e ha bisogno delle istruzioni su come procedere, e anche per le istruzioni si usa l’imperativo.
Tutto quello che troverete in questi articoli ha lo scopo di aiutarvi a fare bene il vostro lavoro, ricordando che la persona più importante per voi, quando siete in classe, deve essere l’alunno con la sua personalità, le sue difficoltà, il suo piccolo bagaglio di vita.
Nei consigli che do faccio riferimento a un generico ‹‹ragazzo››, ma la maggior parte di quello che scrivo può essere usato, con i cambiamenti necessari, a tutte le età. È ovvio che non posso rivolgermi allo stesso modo a un bambino di sette anni e a un ragazzo di diciassette. Ma il concetto di base è sempre lo stesso: per insegnare bene nella Scuola di oggi bisogna trovare il modo di essere credibili, autorevoli, preparati e interessanti.
Chi insegna alle Superiori obietta a volte che i consigli che valgono per le Elementari e per le Medie non possono valere per le Superiori. Questa obiezione nasce dal fatto che si guardano le parole e non i concetti. Bisogna sapersi adeguare alle situazioni, e non è sempre facile. Ma si può fare. Insegnare è un lavoro, non una missione. Ma è anche un compito straordinario, se svolto con passione, e chi ama insegnare vuole sempre trovare una soluzione che sia anche il bene dell’alunno.
C’è chi insegna perché vuole un lavoro ‹‹sicuro››, chi perché può avere molti pomeriggi liberi, ma se non c’è la passione, se non si prova alcuna emozione all’idea di lasciare un’impronta nella vita degli alunni, è meglio cercarsi subito un altro lavoro. È meglio per tutti, perché senza passione non si riesce a resistere alle difficoltà, a volte lievi, ma a volte molto pesanti, che l’insegnamento comporta.