L’ARTE DI INSEGNARE – INTRODUZIONE
ISABELLA MILANI – L’ARTE DI INSEGNARE
CONSIGLI PRATICI PER GLI INSEGNANTI DI OGGI
INTRODUZIONE
Cari colleghe e colleghi, insegno da molti anni, ma non abbastanza da aver dimenticato quello che provavo agli inizi della carriera e tutte le difficoltà che ho incontrato. Avrei voluto essere come il migliore degli insegnanti che avevo incontrato nella vita, e mi ero ripromessa di non diventare mai come i professori che non mi piacevano. Provavo grande entusiasmo, timore di non essere all’altezza del compito che mi veniva affidato, emozione perché finalmente mi trovavo dall’altra parte della barricata; mi sentivo disorientata perché nessuno mi aveva spiegato che cosa dovevo fare una volta in classe, davanti agli alunni. Avrei voluto che qualcuno mi desse dei consigli, mi sorreggesse nelle difficoltà, mi consolasse quando mi accorgevo di aver sbagliato. Ma non c’era mai nessuno.
È passato del tempo, da allora, e ho pensato di condividere con altri insegnanti – giovani e meno giovani – la mia esperienza trentennale, fatta di studio, di tentativi, di errori e di costante sperimentazione sul campo.
Dunque, eccomi qui a dare dei consigli. Consigli pratici, non discorsi teorici. Sono suggerimenti, riflessioni, avvertimenti, raccomandazioni che possono servire a voi, che avete appena iniziato a insegnare, o a voi, che siete già avanti con la carriera, ma sentite il bisogno di confrontarvi con altri colleghi e magari anche di qualche consiglio, perché non siete ancora soddisfatti dei risultati che ottenete.
Questi articoli possono fornirvi delle indicazioni che vi spingano a individuare gli errori che avete fatto, o a prevedere quelli che potreste commettere. Rendersi conto dei propri errori è molto importante nel nostro lavoro. Sedere in cattedra è come suonare in un concerto: se sbagli fin dalle prime note, verrai giudicato un musicista di poco valore e ti fischieranno; se sbagli, ma il pubblico ti conosce già, probabilmente ti perdonerà. Ma c’è sempre un prezzo da pagare, per gli errori.
Leggere questi consigli potrà rendervi le cose meno difficili e a volte meno traumatiche.
Non c’è un solo modo di insegnare. Il mio è uno, ma credo che possa essere un buon punto di partenza per molte riflessioni. Naturalmente, un insegnamento efficace è frutto di esperienza e l’esperienza va vissuta, non si può trasferire agli altri. La parola ‹‹esperienza››, dal punto di vista etimologico, contiene in sé il concetto di ‹‹prova››. Non si può fare esperienza senza provare. Ogni caso è a sé, e quello che può andare bene in una situazione o a un’età può non funzionare in un’altra.
L’esperienza è essenziale. Si impara dagli errori e, pur essendo le classi tutte diverse, ci sono atteggiamenti, problemi e soluzioni che si ripetono. Bisogna essere preparati a tutte le evenienze, saper reagire a ogni imprevisto. È come una partita a scacchi: devi muovere dopo aver previsto le possibili contromosse dell’avversario. In un rapporto difficile l’alunno è un avversario da battere, anche se nel senso positivo del termine. Più precisamente, dobbiamo battere la sua diffidenza e la sua resistenza.
Si impara a insegnare in modo più efficace solo se ci si pone ogni giorno l’obiettivo di capire che cosa è meglio fare in ogni situazione. Bisogna conoscere bene la psicologia degli alunni. Pensare ai casi difficili che ci si presentano, cercare di capire perché quel certo bambino o ragazzo si comporta così. È importante convincersi del fatto che è nostro dovere aiutarlo. Un alunno che si comporta male non è un nemico da combattere, ma un uccellino sperduto o ferito da soccorrere.
L’esperienza degli altri è preziosa solo se sappiamo adattarla a ogni situazione. Ci serve perché ci fa suonare un campanello d’allarme quando sta per verificarsi una situazione difficile. Ma dobbiamo imparare a reagire agli imprevisti. Il nostro punto di forza, quando insegniamo, deve essere il fatto che alunni – tutti – percepiscono che ci interessano molto. Anche mentre li sgridiamo. Anche quando li mettiamo in difficoltà se ci sfidano.
Ogni insegnante, poi, è diverso dall’altro: io reagisco in un modo e voi in un altro. In ogni situazione raccolgo dei dati, faccio domande, studio le possibilità. I consigli che vi darò in questi articoli devono essere sempre adattati alla situazione che voi avete davanti in quel momento, all’età dei vostri alunni, alla loro personalità. Dovete raccogliere i vostri dati, fare le vostre domande, studiare la situazione che vi si presenta. Conoscere in anticipo la casistica, i problemi e le difficoltà può aiutare moltissimo. Questi articoli sono come un percorso che vi invito a fare insieme a me. Un punto di partenza. Quando avrete riflettuto sui concetti qui espressi, potrete poi trovare la strada che fa per voi e procedere senza timore.